Salvatore Illeggittimo, classe '85, inizia a muovere i primi passi all’interno delle compagnie teatrali del territorio già all’età di 12 anni. Subito dopo la maturità artistica conseguita al Liceo Carlo Levi di Eboli, insieme ad un gruppo di 4 amici fonda la compagnia teatrale “Tavole Polverose”, della quale è stato direttore artistico nonché attore. A 17 anni realizza la sua prima esperienza da attore professionista all'interno dell’Anfitrione di Plauto diretto da Beppe Arena (CRT di Cremona) con Andrea Pellizzari de “Le Iene”. Oggi vive a Battipaglia, dove è nato e cresciuto svolgendo da sempre la professione di Graphic Designer ed Art Director. Alla passione e all’amore per il teatro affianca da sempre quella per la pittura a olio, che lo porta a trasporre su tela le espressioni ed i movimenti osservati con attenzione nel corso della sua esperienza sul palcoscenico.
Le reali sensazioni e gli stati d’animo mascherati dalle battute di un personaggio hanno una tale forza da far crollare, anche se solo per pochi secondi, quel velo fittizio della messinscena: è su quell’istante che l’attenzione di Salvatore Illeggittimo si sofferma, dando vita ad un’impronta impercettibile ed eterea dell’anima di un attore.
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Notti Bianche Unical
21-23 Giugno 2012, University Club - Università della Calabria - Campus di Arcavacata (CS)

Collettiva.
Vernissage: 21 Giugno 2012, ore 19.00
Castello Medievale di Agropoli
Luglio 2012, Agropoli (SA)

Personale.
Vernissage: (data e ora non ancora disponibili)
Pittore, grafico, scenografo, attore, autore e tutto ciò che gli detta la sua creatività, la sua produzione artistica è un continuo dialogo tra teatro e pittura, Salvatore Illeggittimo è uno dei più interessanti e giovani sperimentatori del panorama culturale locale dove mette in atto tecniche e suggestioni solo apparentemente contrastanti, spaziando dall'arte alla scenografia, dalla poesia al teatro. L’artisticità di Illeggittimo è una sorta di magma in continua tensione, che esplode via via in varie direzioni, senza che se ne perda mai il nucleo di base con un rapporto continuo tra la produzione grafica e pittorica e l’esibizione teatrale.
Si propone con tele di grandi dimensioni, ma non è solo una scelta estetica, sembra quasi una necessità per una pittura come la sua, irruenta, emotiva, sensuale; è una pittura "teatrale", nel senso più alto e puro del termine.
Quanto sia costantemente imprevedibile la pittura, anche quando costruita progressivamente su scarti leggeri, minime variazioni, scelte apparentemente ininfluenti e diverse da artista a artista, da epoca a epoca, da attimo ad attimo potremmo dire, lo si comprende osservando le opere di Salvatore Illeggittimo.
La pittura iperrealista o comunque a stretto contatto con la fotografia è un linguaggio che pare non lasciare spazio che alla più ordinaria rappresentazione figurativa. Eppure, infranta la prima impressione di assoluta descrizione del reale, deposta l’irritazione ispirata da immagini tanto banali e patinate, se abbiamo la volontà di continuare la perlustrazione visiva su queste pitture percepiamo qualcosa in più.
La sua produzione pittorica è quella di un pittore contemporaneo e di opere attuali, ma che rischiano di venire sbrigativamente inquadrate come futili sfide al visibile o come strascichi della vecchia pittura realista. Si tratta viceversa di una operazione concettuale, contemporaneamente convergente e divergente dal linguaggio fotografico. L’aspetto di queste opere nasconde una meditazione più sostanziale di quello che appare a prima vista, un processo mentale centrato essenzialmente sul tentativo di comprendere la realtà. La pittura iperrealista approfondisce quindi non tanto, o non solo, la capacità di riprodurre il reale nel modo più vicino alla visione ottica, ma medita su cosa sia la realtà e quale sia il rapporto tra questa, la pittura e la fotografia. Su tale piano si possono valutare le proposte di Salvatore e le caratteristiche di ogni opera.
La matrice fotografica dalla quale nascono queste opere impone all’artista un rapporto mediato e distante, segnato dalla solitudine e dalla introspezione.
Una pittura ad olio in bianco e nero realizzata con una tecnica assai meticolosa, una pittura tagliente, che si fa calda a contatto con la fisicità dei personaggi e li rende come presenza fisica diretta. Nel bianco e nero, la vicenda è narrata nella cupezza del non-colore.
La pittura è tecnica, sembra affermare questo pittore attraverso la sua perizia che disvela a piacimento; ma poi si smentisce e ci confonde sfidando le convenzioni visive e dimostrando di non considerarsi un virtuoso copista di fotografie. C’è dell’altro; la realtà è enigmatica, sta nei confini fra le cose, si cela, muta in continuazione. Questo pittore non fa che inseguirla.
La pittura di Salvatore si svolge all'insegna della ricerca, ricca di umori moralistici, ma anche di sottili ironie, di un'identità improbabile. Alla base, è la consapevolezza drammatica della dissociazione dell'individuo, della sua frantumazione in una raggiera di relazioni che ne lacerano l'unità possibile, frantumandolo in ruoli incoerenti, in una non più unificabile ragnatela di "immagini di sé". Da questa consapevolezza, vagamente pirandelliana, scaturiscono immagini incredibili, storie senza storia perchè senza personaggi, che si riducono a una registrazione di situazioni da cui il soggetto è espulso come corpo inessenziale. Nella genesi di queste opere, vi è la traduzione in immagini di un lucido rigore morale. I personaggi rappresentati, sono immaginati come al centro di un ipotetico palcoscenico dell'esistenzialismo moderno, carichi di assurde polivalenze. Illeggittimo insomma, non può essere, nella purezza delle sue intenzioni, ambiguo o velleitario: il suo discorso è tutto in superficie e facilmente leggibile; sempre che si sappia guardare al suo racconto in chiave di interpretazione, intelligente ed acuta, di aspetti comuni e quotidiani della nostra società, impegnata più verso una stolta autodistruzione che verso il recupero di una necessaria umanizzazione del vivere. Una volta compiuto, nella lettura di Salvatore, questo lavoro di individualizzazione del punto focale del discorso, si avranno facilmente le ragioni di quel già segnalabile livello di presenza cui il pittore è arrivato in pochi ma intensissimi anni di lavoro.
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